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| Sei in Dire Fare> Rassegne> Galeata> Stagione 2008 | ||||||||||||||||||||||||||||||
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All’apparenza si tratta soltanto di quattro animatrici radiofoniche un po’ lunatiche e probabilmente stufe di lavorare sempre in quella radio e sempre insieme. In realtà, se lo si guarda bene, se si studiano i comportamenti, le follie e lo strano repertorio musicale, può venire qualche dubbio: sarà davvero una normale radio oppure qui, a Radio Euphòria, accade qualcosa di più? ******
Vladimir Nicolaevich Denissenkov e Moni Ovadia rappresentano un Popov e un Rabinovich (tipici nomi dell’ebreo russo e del russo ortodosso) che, su una piccola scena, con musiche, canzoni, racconti e storielle, tracciano schizzi rapsodici del tempo epico e tragico di un’Atlantide che si chiamò U.R.S.S. Denissenkov e Ovadia cantano di uomini e donne che in quell’Atlantide vissero, amarono, sperarono e soffrirono. ******
Il 24 aprile 1945 nel quartiere di Niguarda a Milano si consumò uno degli episodi più tragici della Liberazione della città: colpita al ventre da una raffica di mitra di nazisti sulla via della fuga, moriva - incinta di otto mesi - Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, una delle figure più importanti del Gruppo di Difesa della Donna. Lo spettacolo è un ritratto tragico e insieme vivace della resistenza, dedicato alle donne e al loro coraggio. ******
Dopo le partecipazioni a ” Mai dire lunedì”, a “Mai dire grande fratello & figli” e a “Bulldozer”, Corrado Nuzzo e Maria Di Biase presentano il meglio del meglio dei loro sketches (Don Nuzzo, la Pupa e il Secchione, Tua Sorella, il Mortality Show, la Coppia in Crisi, Mr. Peemp, la Studentessa, il Divino Zenobio) e nuovi divertenti personaggi come il Soldato Brandy e il Giovane InWerther, non mancherà qualche inedita improvvisazione. Il tutto con la consueta complicità della Tua Sorella Band (Antonio Stragapede alla chitarra, Lullo Mosso al contrabbasso, Eloisa Atti alla voce, Ciccio Quero a batteria e percussioni) una band tutta lustrini e paillettes. ******
È la storia di un occidentale che si scontra con la realtà del Terzo Mondo, chiedendosi se ha la forza e il coraggio per rinunciare ai propri privilegi. È un urlo che senza false pietà mostra le inadeguatezze, le ipocrisie e i complessi di colpa di quella minoranza di privilegiati -NOI- che gestisce e consuma l’ottanta per cento delle risorse della terra. “La Febbre” è così un particolare testo politico per un “teatro politico”.
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