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E’ possibile estirpare dal nostro paese la cultura mafiosa? E’ un sogno, un’inutile ingenuità immotivata o questa domanda è legittima? Sandokan ci racconta, vista da un “Sopravvissuto”, la vita in uno dei tanti paesi del Sud e di come sia difficile, se non impossibile, prendere “l’altra strada”, quella dell’onestà, quella che tutti, ipocritamente, sostengono di percorrere ma che, ormai, è solo un sentiero archeologico perso nel tempo. ******
“Il Bel Paese” non è solo un formaggio, è l’Italia, il nostro paese, un paese veramente bello, perché vario. Questa varietà di identità e di paradossali stranezze viene portata in scena da Marco che prende di mira, in maniera ironica e scanzonata, tutti i tic, le manie e le contraddizioni di noi italiani servendosi di una galleria di personaggi ormai noti al grande pubblico. ******
"Tanti anni fa in terra di Germania viveva un uomo di nome Michele Kohlhaas. Era allevatore di cavalli e come lui lo erano stati il padre e il nonno…". Comincia così l'affascinante racconto di Marco Baliani. Solo sulla scena, seduto su una sedia l’attore incanta un pubblico di ogni età, narrando la storia realmente accaduta, nella Germania del 1500, di un mercante di cavalli, vittima della corruzione dominante della giustizia statale. La spirale di violenza generata dal sopruso subito dal protagonista offre lo spunto per una riflessione sulla questione della giustizia e sulle conseguenze morali che la reazione dell'individuo all'ingiustizia può comportare. ******
Un uomo in mutande, canottiera e calzini entra in scena con sguardo smarrito e una grande valigia. Dentro: un elegante frac, un microfono ed il kit completo da “fine dicitore”. ******
Dal “Libro delle Furie” in cui Gadda dava corpo alla sue rabbie contro l’ingombrante figura del Duce. L’ambiente è quello della Roma imperiale, distesa sepolcrale di marmi, sempre più mortifera e corrotta. Un conferenziere si rivolge ad un pubblico che forse non esiste e svela il meccanismo di seduzione di cui è stato vittima ed il mix infernale di “patria, birri e femmine” che consentì al “predappiofesso” di raggiungere e gestire il potere. ******
Grazie alla sua ironia e alla sua eleganza, che sono non solo un valore estetico, ma anche etico, Achille Campanile può essere assunto come modello di comunicazione garbata ma efficace, sottile ma sempre divertente. Per questo abbiamo inserito la realtà del nostro rapporto dicotomico docente/discente, maschio/femmina, più giovane/meno giovane nelle maglie un po' surreali di una drammaturgia che elabora materiali del grande umorista. ******
"...Tutti gli uomini che dicono di si mentono, tutti gli uomini che dicono di "no", ebbene, loro sono nella felice condizione di viaggiatori giudiziosi e senza ingombri che girano per l'Europa, attraversano le frontiere dell'eternità con null'altro che una valigetta in mano, cioè l'io. Invece quei signori del si che viaggiano con montagne di bagagli e dannati non passeranno mai la dogana."
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